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(a. sc. 2006 - 2007)
Brecht 1956 – 2006.
La Scuola riflette sull’opera del grande poeta e
drammaturgo tedesco, a cinquant’anni dalla morte, con lezioni e letture
sceniche, offerte anche alla città.
I rapporti con il teatro del ‘900, la sua interpretazione del mondo
classico, la collaborazione con K. Weill, nell’inveramento dell’estetica
dell’ Opera d’arte Totale, e la forza di una nuova costruzione
espressiva sono oggetto di una serie di lezioni a più voci, introdotte
dalle letture sceniche a cura degli studenti.
non sono disponibili altri interventi
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Immagini come Storia. Archeologia e Storia dell’Arte
Antica
(a.sc. 2005 -06)
Paolo Moreno, La natura degli Uomini la bellezza degli
Dei
L’Antico ha ancora da
fare i conti con la Storia, a meno che non decidiamo di fare della Storia
un’entità metafisica o sentimentale buona per anime belle. Non è il
caso che questa generazione rischi di archiviarlo: ciò che accadrebbe, se
fosse solo ridotto ad attività accademica.
Abbiamo bisogno di
tornare a studiare o di rifondare con determinazione il nostro lavoro
sulla Storia dell’Arte, materia di studio della Secondaria Superiore che
si colloca con affanno fra i curricula scolastici. In un momento di
difficoltà globale della intera struttura istituzionale è il caso forse
di riportare la scuola alla scuola, uno dei pochi luoghi, forse l’ultimo,
dove pensare e trasmettere idee non soggiace a vincoli di ritorno
economico ma al puro imperativo, tutto umano, di cercare, fra i saperi che
la Storia ha configurato, quanto sia ancora vitale per i circuiti di
conoscenza che le nuove generazioni si preparano a percorrere. Gli
interrogativi sul rapporto fra Scienza Tecnica Linguaggi Storia sono forse
il proprio degli interrogativi sulle Immagini: non solo schemi di
comunicazione che nel tempo si sono succeduti, ma proiezioni complesse di
pensieri sulla vita. Dove le scelte di definizione strutturale di una
postura, di un gesto, di una gradazione di ombre, di un modulo metrico in
una peristasi, di una normalizzazione costruttiva in unità urbane,
verificano il livello di intreccio fra la Sophia banausica dell’homo
faber e la sensibilità creativa che dà luogo a sempre nuovi segni, nuovi
modi di cogliere il reale, se non di inventarlo. Platone che lo sapeva
bene ne era sgomento nella misura in cui ne era affascinato. L’uva
dipinta rischiava, grazie alla tecnica ed alla invenzione, di essere più
vera di quella reale. Il rapporto con la realtà si prospettava
modificabile "nella" Poiesis più che "per" la Techne.
Questa dilatava il dominio dell’uomo sulla Physis, quella la rifondava.
Il rapporto non era solo quello fra essere ed apparire, ma anche, e
soprattutto, fra essere e conoscere: dov’era infatti il luogo della
conoscenza? Opinione e virtù dove potevano concorrere se non nella
libertà del Poiein? E non era anche questo il punto di convergenza con la
Techne? Il Mondo Antico ha precipitato nelle Immagini le sue utopie.
"Utopia del Passato" è un famoso libro di Nikolaus Himmelmann
del 1976. Forse non è velleitario ritenere che, fuori da rituali elitari
snobistici e pseudo accademici che potrebbero insidiare le migliori
energie di ricerca, si possa avviare nel segno della unità della cultura
condivisa, un nuovo modo di studiare l’Antico. Si potrebbe scoprire che
le dicotomie o le separatezze degli specialismi contemporanei non fanno
bene agli studi veri, che all’intera società sono, in fin dei conti,
destinati. Si potrebbe scoprire che la cultura storico figurativa può
riavviare un modo di studio in cui non ha più senso separare il genio
della Physis da quello della Mathesis, da quello del Logos, da quello del
Nous, da quello della Poiesis.
Emma Favia
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