RETE DELLE SCUOLE

Fiore”, “Michelangelo”, “Santomauro”

Liceo C. “Socrate”, Liceo S.” Fermi”
Progetto Continuità

DALLA SCUOLA MEDIA … … ALLA SCUOLA SUPERIORE

Anno Scolastico  2007/ 2008

Percorso di Italiano 

Liceo Classico Statale Socrate - Bari

Una scuola dell'Antico
per la scienza del Moderno

 Docenti impegnati nel progetto: A. Addante, R. Cancellara, G. Vernole

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Test di Italiano n. 1

Test di Italiano n. 2

Italiano - Test n. 2

 

L’ochetta Martina.

 

Era giunto il grande momento: per ventinove giorni avevo covato le mie venti preziose uova di oca selvatica; o meglio, io stesso le avevo covate solo negli ultimi due giorni, affidandole per quelli precedenti a una grossa oca domestica bianca e a un’altrettanto grossa e bianca tacchina, che avevano assolto il compito molto più affettuosamente e adeguatamente di me. Solo negli ultimi due giorni io avevo tolto alla tacchina le dieci uova biancastre, ponendole nella mia incubatrice (mentre l’oca domestica doveva covare fino alla fine le sue dieci uova). Io volevo spiare ben bene il momento in cui sarebbero sgusciati fuori i piccoli, e ora quel momento fatidico era arrivato (...).

La mia prima ochetta selvatica era dunque venuta al mondo, e io attendevo che, sotto il termoforo che sostituiva il tiepido ventre materno, divenisse abbastanza robusta per ergere il capo e muovere alcuni passetti.

La testa inclinata, essa mi guardava, con i suoi grossi occhi scuri (...) A lungo, molto a lungo mi fissò l’ochetta, e quando io feci un movimento e pronunciai una parolina, quel minuscolo essere improvvisamente allentò la tensione e mi salutò: col collo ben teso e la nuca appiattita, pronunciò rapidamente il verso con cui le oche selvatiche esprimono il loro stato d’animo, e che nei piccoli suona come un tenero, fervido pigolio (...). Io non sapevo ancora quali gravosi doveri mi ero assunto per il fatto di aver subito l’ispezione del suo occhietto scuro e di aver provocato con una parola imprevidente la prima cerimonia del saluto (...)

Infilai la mano sotto il ventre tiepido e morbido della vecchia (oca) e vi sistemai ben bene la piccina, convinto di aver assolto il mio compito. E invece mi restava ancora molto da imparare. Trascorsero pochi minuti durante i quali meditavo soddisfatto davanti al nido dell’oca, quando risuonò da sotto la biancona un flebile pigolio interrogativo:”vivivivivi?”. In tono pratico e tranquillizzante la vecchia oca rispose con lo stesso verso, solo espresso nella sua tonalità:”gangangang“. Ma, invece di tranquillizzarsi come avrebbe fatto ogni ochetta ragionevole, la mia rapidamente sbucò fuori da sotto le tiepide piume, guardò con un solo occhio verso il viso della madre adottiva e poi si allontanò singhiozzando: ”fip… fip... fip…”. Così pressappoco risuona il lamento delle ochette abbandonate: tutti i piccoli uccelli fuggiti dal nido possiedono, in una forma o nell’altra, un lamento del genere. La povera piccina se ne stava lì tutta tesa continuando a lamentarsi ad alta voce, a metà strada tra me e l’oca. Allora io feci un lieve movimento e subito il pianto si placò: la piccola mi venne incontro col collo proteso, salutandomi col più fervido ”vivivivivi“. Era proprio commovente, ma io non avevo intenzione di fungere da madre oca. Presi dunque la piccola e la ficcai nuovamente sotto il ventre della vecchia e me ne andai. Non avevo fatto dieci passi che udii dietro di me: ”fip… fip… fip... fip…“; la poveretta mi correva dietro disperatamente. Non riusciva ancora a star ferma in piedi, aveva il passo ancora molto insicuro e vacillante, però sotto la pressione del bisogno, possedeva già l’andatura rapida e impetuosa della corsa (...). Avrebbe commosso un sasso la povera piccina, con quel modo di corrermi dietro piangendo con la sua vocina rotta dai singhiozzi, incespicando e rotolando, eppure con velocità sorprendente e con una decisione dal significato inequivocabile: io ero sua madre, non la bianca oca domestica! Sospirando mi presi la mia piccola croce e la riportai in casa (...).

Viene la sera. Non dormiva molto a lungo e in quella prima giornata non vi feci gran caso. Ma durante la notte me ne dovetti ben accorgere! Avevo preparato per la mia ochetta una magnifica culla riscaldata elettricamente che aveva già sostituito il caldo ventre materno per molti piccoli da me allevati.

 Quando, a sera abbastanza inoltrata, misi la mia piccola Martina sotto la coperta termostatica, essa emise subito soddisfatta quel pigolio rapido che presso le giovani oche esprime la voglia di dormire e che suona pressappoco con un ”virrrrrr”. Posi la cestina con la culla riscaldata in un angolo della camera e mi infilai anch’io sotto le coperte. Proprio nell’attimo in cui stavo per addormentarmi udii Martina emettere, già tutta assonnata, ancora un sommesso ”virrrrrrr”. Io non mi mossi, ma poco dopo risuonò più forte come un tono interrogativo, quel richiamo ”vivivivivi?” che Selma Lagerlof (…) traduce con geniale penetrante intuizione nella frase: ”io sono qui, tu dove sei?” Io continuai a non rispondere, rannicchiandomi sempre più tra le coltri, e sperando intensamente che la piccola si sarebbe riaddormentata. Macchè? Ecco di nuovo il suo ”vivivivivi?“, ma ora con una minacciosa componente tratta dal lamento dell’abbandono, un ”io sono qui, tu dove sei?” pronunciato con un viso atteggiato al pianto, con gli angoli della bocca abbassati e il labbro inferiore voltato infuori; cioè, presso le oche, con il collo tutto ritto e le piume del capo arruffato. E un istante dopo ecco uno scoppio di striduli e insistenti fip…fip...fip...”.

Dovetti uscire dal letto e affacciarmi sul cestino; Martina mi accolse beata salutandomi con un ”vivivivivi”. Non voleva più smettere, tanto era il sollievo di non sentirsi più sola nella notte. La posi dolcemente sotto la coperta termostatica; ”virrrrr, virrrrrr“. Si addormentò subito, deliberatamente, ed io feci lo stesso. Ma non era passata neppure un’ora, quando di nuovo risuonò il ”vivivivivi?” interrogativo e si ripeté esattamente la sequenza di cui sopra. E poi di nuovo alle dodici meno un quarto e all’una. Alle tre meno un quarto mi levai e decisi di cambiare radicalmente la disposizione degli elementi dell’esperimento. Presi la culla e me la posi a portata di mano presso la testata del letto. Quando, secondo le previsioni, alle tre e mezzo si fece sentire il solito interrogativo ”io sono qui, tu dove sei”, io risposi nel mio stentato linguaggio di oca ”gangangangang” e diedi qualche colpetto alla culla termostatica. ”Virrrrrrrr”, rispose Martina ”io sto già dormendo, buonanotte“. Presto imparai a dire ”gangangangang” senza neppure svegliarmi, e credo che ancor oggi risponderei così se, nel profondo del sonno, udissi qualcuno sussurrarmi sommessamente: ”vivivivivi?”. Però all’alba, quando si fece chiaro, non mi servì più a nulla dire ”gangangang” e dare colpetti alla coperta: Martina, con la luce del giorno si accorse che il cuscino non era me e cominciò a piangere perché voleva venire proprio da me. Che cosa si fa quando il nostro grazioso, adorato fantolino si mette a strillare alle quattro e mezza di mattina? Be’ non c’è altro che tirarlo su e prenderselo nel letto (…)

Nel complesso Martina era una ”bambina” molto buona. Non dipendeva da una sua ostinazione il fatto che non riuscisse a star sola neppure un minuto: bisogna pensare che per un giovane uccello della sua specie, che vive normalmente allo stato selvaggio, il perdere la madre e i fratelli significa una morte sicura.

 

 

Analisi del testo

Dopo aver letto attentamente il brano proposto, rispondi alle seguenti domande:

 

  1. Il racconto proposto è ambientato:

    1. nel passato

    2. nel presente

    3. nel futuro

    4. in un luogo e tempo indeterminati.

     

  1. Secondo te si tratta:

    1. di un racconto fantastico

    2. di un racconto umoristico

    3. di un racconto realistico

    4. di un testo teatrale

 

  1. Motiva in breve la risposta data alla domanda precedente.

___________________________________________

__________________________________________________________________________

 

 

  1. Che cosa significa l’espressione  allentò la tensione”:

    1. si rilassò

    2. si  diede alla fuga

    3. modificò col becco l’intensità del calore  dell’incubatrice

 

  1. Che cosa significa l’espressione  col collo proteso”:

    1. col capo piegato verso il basso

    2. col collo rivolto verso l’alto

    3. col collo incassato fra le ali

 

  1. A chi si riferisce l’autore con il termine “biancona”?

    1. All’ochetta Martina

    2. Alla vecchia oca

    3. All’incubatrice bianca

 

  1. Indica un sinonimo di “gravoso” :__________________________________

 

  1. Che cosa si intende nel brano per  termoforo”?

    1. Termosifone

    2. Termometro

    3. Incubatrice

 

  1. Che significa il termine “incespicando”?

    1. Camminare fra i cespugli

    2. Inciampare

    3. Procedere ad occhi chiusi

 

  1. Di quale parola è sinonimo il termine “espresso” nel brano proposto?

    1. Caffé ristretto

    2. Lettera

    3. Emesso

 

  1. Individua nel brano almeno tre delle onomatopee presenti.

    1. __________________________________________

    2. __________________________________________

    3. __________________________________________

 

 

  1. Individua nella frase  Avrebbe commosso un sasso la povera piccina” il soggetto (a) e il complemento oggetto (b):

    1. ____________________________________________________________________

    2. ____________________________________________________________________

 

  1. L’espressione “a una grossa oca domestica bianca e a un’altrettanto grossa e bianca tacchina” è un complemento:

    1. di moto a luogo

    2. di termine

    3. oggetto

 

 

 

  1. Nel periodo : “o meglio, io stesso le avevo covate solo negli ultimi due giorni, affidandole per quelli precedenti a una grossa oca domestica bianca e a un’altrettanto grossa e bianca tacchina, che avevano assolto il compito molto più affettuosamente e adeguatamente di me.” la frase in corsivo è:

    1. una subordinata oggettiva

    2. una subordinata soggettiva

    3. una subordinata interrogativa indiretta

    4. una subordinata relativa

 

 

  1. Nel periodo : “Io continuai a non rispondere, rannicchiandomi sempre più tra le coltri, e sperando intensamente che la piccola si sarebbe riaddormentata.  la frase in corsivo è:

    1. una subordinata oggettiva

    2. una subordinata soggettiva

    3. una subordinata interrogativa indiretta

    4. una subordinata relativa

 

  1. Nel periodo : “Che cosa si fa quando il nostro grazioso, adorato fantolino si mette a strillare alle quattro e mezza di mattina?” la frase in corsivo è:

    1. una subordinata oggettiva

    2. una subordinata soggettiva

    3. una subordinata interrogativa diretta

    4. una subordinata relativa

 

  1. Nel periodo “.bisogna pensare che per un giovane uccello della sua specie, che vive normalmente allo stato selvaggio, il perdere la madre e i fratelli significa una morte sicura. ” il che sottolineato è :

 

    1. un pronome relativo con funzione di soggetto

    2. un pronome relativo con funzione di oggetto

    3. una congiunzione che introduce una subordinata oggettiva

    4. un pronome interrogativo

 

 

  1. Indica tempo e modo dei seguenti verbi (come nell’esempio):

verbo

tempo modo Persona e numero diatesi
voleva imperfetto indicativo III sing. attiva
avevo covato        
misi        
sperando        
udissi        
risponderei        
cambiare        

 

  1. Riassumi in breve il contenuto del brano proposto.

_________________________________________________________________________________

 

  1. Individua nel brano:

    1. I personaggi principali_________________________________________________

 

    1. I personaggi secondari _________________________________________________

 

 

  1. Il brano contiene informazioni di carattere scientifico?

_______________________________________________________________________

 

 

  1. Secondo te, qual è il messaggio che l’autore intende trasmettere al lettore?

__________________________________________________________  

 

 

 

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