| Socrate - Liceo Classico Statale di Bari | |||||||||||||
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Si
traversano e si compenetrano gli universi
individuali nell’unisono, all’apparenza divergente,
dell’insegnare e dell’apprendere.
Dare-avere. Si sa bene
che chi offre un sapere
lo acquisisce egli stesso, in
modo nuovo ogni volta. Quella
dell’insegnamento è, infatti,
la dimensione della profondità convergente e
coinvolge per questo, di per sé, il mondo intero. La
semplice identità dei soggetti e dei protagonisti (vera selezione
antropologica di agenti
in situazione) non approda alla
realtà di questa dimensione: che è caratterizzata dall’”apparire”
biunivoca, (società adulta che consegna esperienze alla società non
ancora adulta) ma
dall’essere in realtà duale. Oggi
domina la categoria della
complessità e
nell’analisi si invocano gli aspetti sociologici. E’
indispensabile. Ma
nel moltiplicarsi degli aspetti si rischia di articolare gerarchicamente
la questione e di smarrirne o
appannarne il
sottilissimo quid.
Più
radicale-esclusivo-polarizzante, il rapporto maestro-allievo vive di un
sottilissimo dinamismo che
attraversa l’intero mondo, e che vede continuamente spostare il suo
centro nella ricerca del
telos. Il
filo che lega l’allievo al maestro, è a sua volta lo stesso filo
che lega l’allievo al mondo il maestro al mondo. Mass-media e
società sono coefficienti di
complessità, nulla di più.
Le dimensioni affettiva e comunicativa che si pongono in campo sono tanto
forti da far ruotare il mondo su tutti quegli
infiniti assi che sollecitano altrettante inedite possibilità di
conoscenza. Al
dunque: la ”non prevedibilità” accompagna
questa esperienza esistenziale, e
solo la volontà di “curarsi” l’uno dell’altro definisce la
peculiarità della dimensione dell’apprendimento-insegnamento. In questo
senso, perché imprevedibile, insegnare sembra poter coincidere con il
“vivere in sospensione”, ed esulare dalla
condizione della modernità: quella che moltiplica le acquisizioni
di dati e di esperienze sociali e
che non sopporta l’assenza di pianificazione
e dunque di proiezione dei
risultati. Ciò
non significa navigare a vista e
ridurre il programmare a metodo secondario: sapendo che il progetto
costituisce il percorso e
scongiura la casualità, ma
il percorso non è l’approdo. E’
ciò che si esprime quando si dice che il maestro impara dall’allievo
almeno quanto l’allievo dal maestro, quando navigano insieme. Qui la
società ed i mass-media non c’entrano nulla, possono apparire come
sfondi, non costituire orizzonti. Possono
divenire latitudini di pensiero, luoghi di esercizio delle idee. E’
perciò il mondo
tutto che si attiva quando avviene l’ “incontro”. L’esperienza
primaria dell’incontro con il mondo. E’
questo in sostanza il quid
dell’insegnamento come dimensione e come logica di azioni
strutturate ad un fine preciso: la trasmissione di sapere:
indipendentemente dal tipo di sapere, dal tipo di scuola, dal tipo di
disciplina. In questo senso
tutte le scuole sono uguali e tutte le discipline pure. Qui
si vede, anche, che la visione puerocentrica
o quella maestrocentrica,
in realtà non coglie nel segno. Perchè non si tratta di una realtà
bipolare, o di un canonico rapporto dialettico fra
persone e generazioni. Si tratta di una messa in comune di livelli
diversi di pensiero. Un
pensiero che si dà mentre interroga:
e questo vale per entrambi i contraenti di quello che, oggi, si chiama
patto formativo. Socrate
allora continua ad orientare: se paideia è maieutica e maieutica
è ricerca del telos, allora la
scuola non può
liberarsi di Socrate. La
dualità maestro allievo non
si perde ma si amplifica
nella dualità maestro classe. Complicazione
e peculiarità. È possibile al maestro, nella dimensione dialogica
delle occasioni quotidiane, mantenere il filo diretto con tanti
allievi contemporaneamente. Come
un attore in dimensione performativa. O un interlocutore
in una tavola rotonda, in un seminario. Il
maestro è l’interlocutore per eccellenza, se rivestito
tanto di autorevolezza quanto
di una umile disposizione all’ascolto. Come
quando un allievo è
impreparato e si dichiara tale, o tale è scoperto dal professore. Come
quando un passaggio non è chiaro perché si sono persi i passaggi
precedenti. O
ancora quando l’aspetto
cumulativo di
una qualunque disciplina organicamente pensata
si smarrisce
nell’apprendimento occasionale della lezione del giorno, che talora i
ragazzi enfatizzano, a scapito dell’ “intero” conoscitivo, in cui
quella lezione prende significato. Quando
si fa allenatore, e provoca le cadute sul
tappeto della palestra con lo scopo di insegnare a cadere. Cadere
in piedi. O
quando si inventa un nuovo
criterio di valutazione nella la
graduatoria degli errori che non intende
catalogare come errori blu o rossi (veniali –mortali) ma come
mosse sbagliate, insensate, infondate, fuori campo. O
quando accende i fari della discussione animata
e da qui intravede diverse e nuove possibilità di percorsi e di
sintesi, dove la creatività è
norma di programmazione. Universi
mentali dunque in movimento,“Noosfere“ comunicanti. Crediamo
con Edgar Morin che oggi la
strada da seguire sia ben
individuata. La
”testa ben fatta“, la
capacità di muoversi fra le
forme di una “noosfera” in cui si celebri la libertà del pensiero
individuale, insieme al
sentimento di apertura
universale, aprono all’
”uomo/mondo” come ”essere
per” la ricerca, e
la “ricerca
per” la vita.
L’Accoglienza
come talento-
anche se la scuola non è un club.
La
Didattica come valore e non solo come strumento di comunicazione.
Pensiero-Idea-Comunicazione:
la Scuola come
fucina.
Il
ruolo della Scuola nel mare dei Saperi Valutazione
come indagine sulla creatività e le forme
dell’intelligenza. Criteri–descrittori-griglie:
i binari del giudizio su
conoscenze-competenze–abilità nei processi logici,
nell’articolazione del lessico, nella densità dei contenuti. Archivio
delle prove e dei
risultati. Successi–Insuccessi-Recuperi Didattica
laboratoriale La
scuola diventa cosi luogo dell’accoglienza, per definizione. Perchè
l’accoglienza diventa dimensione essenziale di una
didattica dei valori
oltre che di una didattica dei contenuti. Pensiero-Idea-Comunicazione:
conoscenze competenze abilità strumenti
e relativi coefficienti di crescita e di irradiazione. Sì,
l’irradiazione della operatività individuale senza
cui il progresso, che presumibilmente ancora le scienze e le tecnologie ci
offriranno, non potrà raggiungere lo scopo umano per il quale esse
consistono. La scienza dell’uomo a favore dell’uomo: ancora
Scuola.
Emma Favia
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