La  Stamperia
del
Socrate

Ilprogetto
Home u La Stamperia  u scrivere

 Responsabile: Angela Maria Basile

 
 Contatti   Da "Quaderni del Liceo Classico Socrate - Bari", n°1, 1990-91

 

 


Artemisia, il mestiere e lo stile

di  Emma Favia


Artemisia Gentileschi, Allégorie de la
peinture, 98.6 x 75.2 cm, 1638-39, Collection de sa Majesté la Reine Elisabette II


E' per Cassiano del Pozzo che nel 1630 Artemisia deve aver dipinto l'Allegoria della Pittura della Galleria Nazionale d'Arte Antica in Palazzo Barberini che è un autoritratto.
Nel 1630 lei si trova a Napoli. Mentre a Roma già inizia la nuova maniera barocca, a Napoli il naturalismo di Caravaggio esalta ancora la volumetria compatta bloccata dai lumi. Napoli è indietro?
Forse è il vincolo con la Spagna che la lega ad una cupa idea degli uomini e della salvezza: la tetraggine della Controriforma si sublima nella passione del vero e non devia per ora nei trionfi delle glorie barocche.
Comunque Guido Reni ha estimatori e si vedono in giro tele di Van Dyck, Rubens, Poussin, Vouet: Napoli non vive ai margini ed è anzi più libera e meno esclusiva di Firenze o Roma dove Artemisia vorrebbe continuare a lavorare.
Lo stesso Cassiano per questo forse l'ha spinta a stabilirvisi.
Ma accade un fatto strano.
A Napoli, proprio fra un Carlo Sellitto, un Filippo Vitale, un Battistello Caracciolo e un Jusepe de Ribera, un Massimo Stanzione, Artemisia capisce che i suoi strumenti caravaggeschi non tengono.
Così abbandona il tragico avanzare delle forme verso i lumi nel cui incontro si fissa la realtà come una folgorazione.
Qui a Napoli vuole misurarsi con il Vouet che anche a Roma ha tanto successo; forse pensa a quel Poussin, francese anche lui, che il Cavalier Marino, arbiter elegantiarum, ha spinto a Roma da Parigi e che proprio Cassiano protegge e valorizza in ogni modo. E la interessa Velasquez.
Nel 1630 costui è a Napoli e passa dallo studio di Ribera.
L'intelletto forte e spregiudicato di Artemisia la fa sentire, in certo modo, indipendente dai favori dei mecenati mentre cresce la fede nell'evidenza del proprio mestiere. Lei sa benissimo che lo stile degli artisti può restare invischiato fra gusto corrente ed esibizione di aristocratica diversità.
L'orgoglio delle radici toscane è rafforzato dal vanto dell'amicizia con Galileo e più di una volta sottolinea di sentirsi estranea all'emporio-teatro che è Napoli. Lei è romana e toscana insieme.
Il caravaggismo di Napoli è fuori di ogni norma toscana o romana e facilmente si volgarizza nella devozione di chiese e conventi. E' tempo, invece, di acquietare quelle tensioni luministiche.
Francesi, spagnoli, fiamminghi, olandesi l'hanno già capito.
La visione della vita è ormai più dolente che ribelle e la forma è pronta a dissolversi nei suoi elementi primari: pigmenti e pennellate.
Le ombre, recando quasi la traccia di una bruciatura, non sono più il dialettico opposto della luce, ma qualcosa di intermedio e di diverso.
Sono Rubens, Van Dyck, Poussin, Velàsquez i nuovi poli mentre le città italiane possiedono variazioni tonali della grande arte del Grande Secolo:
Roma, Firenze, Genova, Venezia, Palermo, Bologna, Parma sono il centro della fucina europea dove inesauribili risorse sprigionano virtualità immense.
Artemisia ha capito che dopo Caravaggio e Annibale Carracci gli artisti sommi sono stranieri italianizzati e che in loro il “sublime” è più grandioso che tragico.
Ora lei cerca questo grandioso.
A Napoli, come a Roma, c'è concorrenza e lei non è portata per temi religiosi. Intanto è sempre più forte il ruolo di dotti collezionisti, di un Cassiano, più pesante il prestigio dei committenti intenditori.
Questi interferiscono e orientano il mercato, la produzione e le idee. Ma l'agile mestiere e il forte carattere non escludono Artemisia dai circuiti più importanti così come non l'annegano nel troppo vasto orizzonte cui ormai si commisura. Sente sua quella temperie esaltante e tumultuosa e pensa che il moderno debba giocarsi sull'equilibrio fra dramma classicista e scena caravaggesca. Scruta l'orizzonte e cerca le forze in se stessa puntando su due fronte, quello degli antichi e quello dei moderni: e così si spinge più sul binario del mestiere che non su quello del sentimento e della visione delle cose. I teorici discettano da tempo sulle arti, sul primato delle arti; lei vuole proporsi nel dibattito con i mezzi suoi propri.
Se Cassiano se ne intende lo dovrebbe capire: lei va oltre i caravaggeschi e non è da meno dei grandi stranieri che lui protegge. Nell'autoritratto si dichiara artista moderno corrispondendo al clima erudito, che è quello di Cassiano, per il tema dell'allegoria ed aderendo all'ut pictura poësis.
Ha sulla testa l'attributo della Poesia, il serto d'alloro. Lei è un vero pittore, cioè un vero poeta. E quel volto che va dipingendo potrebbe essere di Velàsquez: l'ipotesi di Roberto contini pare altrettanto concreta che suggestiva. Se questo è l'autoritratto che Artemisia ha promesso a Cassiano nel 1630, quello che deve far parte della serie di ritratti di pittori illustri che egli raccoglie, è chiaro che qui Artemisia voglia dimostrare a che punto di spregiudicato mestiere sia giunta e a quale libertà di idee faccia riferimento. Sontuosa e scabra procede con pennellate sintetiche che siglano una sensualità aggressiva e perentoria mentre l'immagine di uomo che affiora dal quadro nel quadro sembra venir fuori come da uno specchio.
Tema diffusissimo.
Artemisia sembra ridurne la portata allegorica, intellettualistica, volendo dimostrare di potersene liberare con la forza del mestiere.
Dicono che i buoni ritratti debbono essere in chiaro.
Lei annega le forme nel bitume, ma Caravaggio è lontano. Velàsquez è più vicino: il suo talento sintetico, cui rende omaggio con l'ellissi della mano nella tavolozza, tanto che si confonde con i pigmenti, le pare, al momento, una ipotesi interessante, una nuova strada. Artemisia dimostra a Cassiano di cogliere, almeno quanto lui, i segni dei tempi. Forse anche meglio perché il suo finissimo istinto visionario, di pittore appunto, scavalca le querelles e va al cuore della realtà.

 

spazio giovani

Liceo Classico Socrate -Bari, Via S. Tommaso d'Aquino 4 -70125 e-mail: socrateliceo@virgilio.it