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Scrivere nel Terzo millennio di Rosalba Micelli Avevo sei anni e con la matita di grafite tracciavo le aste sul quaderno dalla copertina rigorosamente nera e i fogli bordati di rosso. Quando la mano acquistò sicurezza, la maestra iniziò a farmi usare “l’asticciola”. Intingevo il pennino nel calamaio collocato in una piccola nicchia della parte superiore del banco e poi…che fatica non fare schizzare l’inchiostro! Quanti pennini spuntati! E poveri grembiulini bianchi di noi bambine! Ogni incertezza nel vergare i fogli era subito manifesta; fortunati i maschietti, con il loro grembiule nero! Quando comparve sul mercato la penna biro, il mondo della scuola si allarmò. Che fine avrebbe fatto la “Calligrafia”, scienza appresa con tanta tenacia dai nostri genitori e soprattutto dai nostri nonni, che si sentivano orgogliosi della loro abilità di scrivani? Come si sarebbero potuti riprodurre con uno strumento del genere i chiaroscuri di un pennino, che ormai era quello della penna stilografica? E i “quaderni di bella scrittura”, le cui pagine erano abbellite da cornicette disegnate a colori vivaci, che utilità avevano ormai? Oggi, a quattro anni, se non prima, i bambini imparano a riconoscere sulla tastiera del computer alcune lettere dell’alfabeto e, pigiando allegramente sui tasti, compongono il loro nome. Subito questo fa bella mostra di sé sullo schermo: in caratteri perfetti e senza sbavature, con buona pace delle mamme! In pochi decenni sono cambiati gli strumenti per scrivere: dalla penna si è passati alla tastiera del computer; e contemporaneamente si sono modificati i supporti: il libro di carta è ormai affiancato, e spesso del tutto soppiantato, da Compact Disk (CD) e Digital Versatile Disk (DVD); e si parla sempre più frequentemente di e-book. Il primo elemento di questa espressione inglese è costituito da e che sta per electronic e pertanto il termine significa “libro elettronico”. Ultimamente hanno fatto la comparsa sul mercato gli audio-book, che hanno il grande vantaggio di poter essere ascoltati ovunque.
Il nuovo modo di scrivere e comunicare suscita entusiasmo, ma anche molti timori. La storia dell'ipertesto è stata, infatti, fin dall’inizio, legata a polemiche riguardanti il suo carattere decostruzionista. In realtà proprio il suo carattere molto dinamico permette un’interazione della propria esperienza con il testo, consentendo ai lettori di avere a disposizione strutture solide che, allo stesso tempo, si modificano mentre vengono lette in contesti diversi, creando dei percorsi prettamente legati alle proprie esigenze.
Il nostro futuro è
poter leggere i libri sullo schermo di un computer? Questa è la domanda
che molti si pongono da quando è uscito sul mercato mondiale l’e-book. Con questo termine si vuole indicare non solo il
“lettore” con cui è possibile leggere il testo, della grandezza di un libro cartaceo, ma anche il contenuto
informazionale che viene visualizzato sullo schermo. Il problema che si
viene così ponendo è se effettivamente questo nuovo supporto di lettura
possa considerarsi il successore del tradizionale e secolare libro
cartaceo. Per potersi dichiarare tale occorre che l’e-book si dimostri
più comodo e fruibile del comune libro di carta. Deve avere come
caratteristica fondamentale la dimensione (leggero, piccolo, portatile),
deve offrire la possibilità di essere portato ovunque, di essere
prestato, di essere regalato. Non si deve considerare l’e-book una nuova
alternativa al comune computer portatile, perché la sua funzione non è
esclusivamente la proiezione di testi multimediali e ipertestuali;
principalmente deve dare la possibilità di visualizzare in maniera
lineare testi di saggistica e letteratura, che sono a lungo rimasti
emarginati dalla rivoluzione digitale. L’e-book deve
mediare queste due possibilità: deve ereditare dal libro stampato la
scrittura lineare e, accanto a ciò, deve poter spaziare da un argomento
all’altro, seguire dei percorsi interni a seconda della necessità
dell’utente, caratteristica propria delle tecnologie multimediali. In
questo modo lo studente o il lavoratore che comprerà l’e-book avrà fra
le mani uno strumento dalle mille risorse. L’e-book non ha
avuto finora un successo e una diffusione strepitosa, come avevano
progettato le case di produzione, perché, oltre ad avere delle
imperfezioni tecniche, dovute alla relativa giovinezza del prodotto, si è
rivelato uno strumento scomodo alla vita frenetica quotidiana: leggere per
molto tempo su uno schermo digitale implica fastidi alla vista, utilizzare
uno strumento elettronico di questa specie richiede una continua fonte di
energia. C’è da aggiungere
poi l’aspetto commerciale. Alle spalle dei libri stampati esiste un
radicato e proficuo business (di editori, autori e case di distribuzione),
che non accetta per ora di farsi da parte per lasciare il testimone
all’incalzare del mercato più economico dell’e-book. Per non parlare
poi del fatto che ora ciascuno può essere editore di se stesso e
distribuire il suo prodotto tramite Internet. Nonostante ciò, le
prospettive sono incoraggianti, in quanto ormai, nel nuovo millennio, le
tecnologie sono alla portata di tutti e sono entrate prepotentemente nella
vita di ognuno di noi, lasciando aperta la speranza di poter un giorno
parlare di una “rivoluzione degli e-book”. Scrittori a portata di mouse Ma qual è in definitiva la differenza tra scrivere su un foglio di carta e su uno schermo? Che cosa cambia quando per scrivere utilizziamo una penna, una macchina da scrivere, un elaboratore di testi sul computer? "Il libro esiste da quattro-cinque secoli nella forma in cui lo
conosciamo, cioè come libro a stampa; prima c'erano libri manoscritti.
Quindi un iniziale cambiamento di mero supporto porta con sé una serie di
conseguenze enormi, già semplicemente nel formato. Il libro diventa
portatile e ciò crea occasioni e modalità di lettura completamente
diverse da quelle precedenti". Da quest’osservazione di Francesco Antinucci, direttore della sezione Processi Cognitivi e Nuove Tecnologie dell'Istituto di Psicologia del CNR, emerge l’importanza della questione relativa alle nuove frontiere della scrittura, ormai indissolubilmente legate a quelle della tecnologia. I cambiamenti non saranno apparenti o riferiti solo alla qualità del supporto, non si limiteranno a sostituire i “pesanti atomi” della carta con i leggerissimi, “quasi” inconsistenti bit del mondo digitale. Si modificano anche le forme della scrittura, seguendo l’evoluzione del tipo di supporto. La videoscrittura, infatti, come qualsiasi scrittore può confermare, ha alterato i modi dello scrivere. Si prevede che il formato digitale possa produrre una vera e propria "mutazione genetica" sulle strutture della lingua e del pensiero. L'entrata in campo di nuovi supporti informatici, dunque, lascia aperte molte questioni su quali saranno le possibili trasformazioni del libro. E forse il libro non sarà mai più lo stesso: saranno inserite la musica e le immagini; quindi l'autore partirà da un testo che sarà solo la fase d'inizio di un contenuto diffuso in varie forme. Negli ultimi anni sono state molte le manifestazioni in cui si sono dibattuti questi argomenti. Il 26 febbraio 2003, alla fiera di Genova, in occasione del TED -Tecnologie Didattiche Innovative, è stato organizzato un Convegno dal titolo “Scrittori a portata di mouse”. In una sala prevedibilmente molto affollata, vista la notorietà dei relatori, Mario Paternostro (Presidente della Fondazione Regionale Cristoforo Colombo) ha presentato Vincenzo Cerami e Maurizio Maggiani. Il
loro curriculum è davvero ricchissimo. Vincenzo Cerami (1940) è stato assistente alla regia di Pasolini in Uccellacci e uccellini; sceneggiatore per Sergio Citti, Marco Bellocchio, Giuseppe Bertolucci, Gianni Amelio. Con Roberto Benigni è autore dei film Il Piccolo diavolo, Johnny Stecchino, Il mostro, La vita è bella, Pinocchio, La tigre e la neve . Per il teatro ha scritto decine di testi, tra i quali ricordiamo: Lettere al Metronomo, La Pietà e Romanzo Musicale. Ha vinto il Premio Vittorio De Sica. Insegna teoria e tecnica della scrittura. Ha scritto una trentina tra testi letterari e romanzi, fra i quali: Un borghese piccolo piccolo (1976); Ragazzo di Vetro (1983); La Lepre (1988); Consigli a un giovane scrittore (1996) e Pensieri così (2002), tutti pubblicati da Garzanti Libri. Maurizio Maggiani, (1951) è stato maestro carcerario, maestro di bambini ciechi, operatore cinematografico, aiuto regista, montatore, fotografo, pubblicitario, costruttore di pompe idrauliche, impiegato comunale. Ha scritto racconti su riviste italiane, spagnole, francesi, tedesche e inglesi. È editorialista per “Il secolo XIX” e scrive per “la Stampa”. Ha pubblicato: Vi ho già tutti sognato una volta, Feltrinelli, 1990 Felice alla guerra, Feltrinelli, 1992, Màuri, màuri, Feltrinelli, 1996, Il coraggio del pettirosso, Feltrinelli, 1996, La regina disadorna, Feltrinelli, 1998, Un contadino in mezzo al mare. Viaggio a piedi lungo le rive da Castelnuovo a Framura, Il Nuovo Melangolo, 2000, E' stata una vertigine, Feltrinelli, 2003. E' vincitore della cinquantanovesima edizione del Premio Strega 2005 con Il Viaggiatore notturno. I due scrittori, con la semplicità tipica degli uomini di grande levatura, iniziano la loro conversazione raccontando il modo in cui si sono appassionati alla letteratura. Vincenzo Cerami affascina il pubblico con la rievocazione della sua infanzia. Il suo insegnante di lettere nella scuola media di Ciampino è un giovane di ventotto anni, Pier Paolo Pasolini, che si prodiga per far capire ai suoi studenti l’importanza della letteratura. E nello stesso tempo gioca con loro a pallone e si conquista la fiducia dei ragazzi. Un giorno il “maestro” assegna alla classe un tema libero: “La domenica in montagna”. Quello fu il momento della rivelazione: nessuno della classe era mai andato in montagna; Cerami dovette inventare un’avventura spettacolare, con lui protagonista, come un eroe. Una volta terminata la stesura del testo, però, l’agitazione provocata dalla consapevolezza di aver scritto bugie determinò una riscrittura reale; il tema fu apprezzato e Pasolini lo rilesse di fronte alla classe. Ma lui dice di essere rimasto turbato: aveva scritto in silenzio per un lettore che avrebbe letto in silenzio. E questa, dice Cerami, è la letteratura, cosa ben diversa dal cinema. Da quel giorno scrive “temi liberi”, cercando di raccontare se stesso attraverso altro, o di raccontare altro raccontando se stesso. Cercando di verbalizzare il silenzio. Cerami continua il suo discorso rivelando che, diversamente da Indro Montanelli, che non ha mai abbandonato la macchina da scrivere, da qualche anno egli usa il computer per comporre i suoi romanzi e le sue sceneggiature. Con il computer c’è qualche difficoltà rispetto alla macchina da scrivere, perché non ci si rende facilmente conto della lunghezza del testo; ad ogni nuova schermata, infatti, la pagina precedente scompare dallo schermo; sarebbe necessario stampare ogni pagina. Inoltre, il bell’aspetto tipografico della pagina scritta sul video può suscitare l’impressione che il contenuto sia ugualmente valido. E quindi bisogna essere molto prudenti. D’altro canto, però, c’è il vantaggio di poter apportare delle varianti con estrema facilità. Ma egli ha preso l’abitudine di modificare il testo solo nella seconda stesura. Questo è possibile perchè si mette di fronte alla pagina bianca quando già sa che cosa deve scrivere. Il suo atteggiamento è quello di usare uno strumento tecnico senza che questo debba condizionare la scrittura e lo stile. Sicuramente più comodo, tecnicamente e tipograficamente, è l’uso del computer per scrivere sceneggiature; la sceneggiatura, infatti, si basa su un materiale già predisposto, su idee già chiare e dialoghi già scritti. E’ un’attività solo tecnica. Dal punto di vista della creatività non c’è niente da fare. In conclusione il computer è un prodotto che viene messo a disposizione della società, ma chi non è stato abituato fin dall’inizio alle nuove tecnologie ha un rapporto particolare, un po’ diffidente, con la macchina. Maggiani afferma, a sua volta, che non sarebbe più in grado di scrivere senza un computer. Certamente il medium condiziona, anzi costruisce il messaggio. Di fronte alla pagina bianca ci si sente come di fronte ad una promessa: è qualcosa che comincia. Man mano che si procede nel lavoro, si avverte la necessità di rileggere quanto si è scritto. Ma ogni rilettura ha un effetto che non ci sarebbe se non ci fosse il computer: questo consente, infatti, un numero infinito di varianti e tanto labor limae su una pagina. E questo è sicuramente un grande vantaggio. Un romanzo scritto su carta è certamente più comodo da leggere rispetto a uno su video. Ma le nuove tecnologie mettono a disposizione strumenti eccezionalmente utili, quali ad esempio i dizionari digitali, su cui è possibile effettuare ricerche particolari. Si pensi poi agli elenchi telefonici on line, che sono di agevole consultazione, soprattutto per un miope, come Maggiani scherzosamente ricorda di essere. La vera cosa importante, conclude
lo scrittore, è ricercare sempre la bellezza: è un peccato che a scuola,
ad esempio, non si insegni più la "bella scrittura". Oggi i
bambini hanno a scuola il computer, ed anche il computer può aiutare
nella ricerca della bellezza: si pensi, per esempio, a quanto sia
importante la scelta del tipo di carattere con cui scrivere. Considerazioni conclusive La rivoluzione tecnologica è, quindi, assimilabile ad una mutazione genetica dal ritmo accelerato e non tutti riescono ad adeguarvisi con analoga velocità. Ma in definitiva non conta tanto la modalità con cui un discorso viene scritto o su quale supporto lo si possa leggere. Lo studio serio, come dice il Socrate del Fedro di Platone, diviene molto più bello quando si piantino e seminino in un’anima discorsi scientificamente fondati, che abbiano un seme da cui nascano altri discorsi, capaci di rendere felice, per quanto sia umanamente possibile, colui che ne è depositario. Dicembre 2005 Rosalba Micelli | ||||||||||||
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Liceo Classico Socrate -Bari, Via S. Tommaso d'Aquino 4 -70124 e-mail: socrateliceo@virgilio.it | |||||||||||||